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L’esistenza di una proprietà responsabile è il prerequisito fondamentale per far fronte alla sfida del passaggio generazionale, insieme a un sistema di valori che, guardando alla meritocrazia, promuova l’eccellenza più dell’appartenenza familiare. Distinguere l’impresa dalla famiglia, applicare un sistema di governance moderno, premiare le competenze, definire un quadro di regole condivise, sono alcune condizioni fondamentali per un passaggio generazionale di successo. A raccontarcelo è stato Giordano Riello che rappresenta la quinta generazione di Giordano Riello International Group, che ci ha aperto le porte di casa sua, un tipico casale immerso nella campagna umbra, e fin da subito ha celebrato le lodi di questa nostra regione che vanta, sparso nelle piccole e nelle grandi località, un patrimonio artistico di notevole valore. Un giusto equilibrio fra passato e presente, proprio come il passaggio generazionale del suo family business. Infatti per la famiglia Riello il passaggio generazionale è stato un tema molto importante fin dagli inizi della loro storia industriale. Veneto di nascita ma umbro d’adozione, Giordano Riello si sente molto fortunato di rappresentare la V generazione di una famiglia che dagli inizi del 1900 ha fatto impresa in questo Paese, in principio con la Riello caldaie poi il sistema si è evoluto ed oggi il Gruppo conta 8 aziende dove la capofila è l’Aermec. Perché 8 aziende differenti?

Perché prima di tutto i figli non subentrano di diritto all’interno dell’azienda madre ma devono conquistare la propria posizione, devono dimostrare in primis alla famiglia, al management e ai collaboratori tutti, di essere in grado poi di prendere le redini dell’azienda e di saperla guidare con la stessa autorevolezza con la quale è stata guidata prima dai padri e prima ancora dai nonni. “Questo perché l’autorevolezza ti viene riconosciuta, mentre invece l’autorità te la prendi – afferma Giordano Riello – l’Aermec, fondata da mio nonno, nasce e si sviluppa nel settore del condizionamento dell’aria ed oggi è il primo produttore europeo di impianti di riscaldamento e di condizionamento, grazie alla grande intuizione che mio nonno ha avuto negli anni Cinquanta. Infatti, fu proprio mio nonno – continua Riello – a lanciare l’azienda come startup ed oggi ci sono otto aziende legate al nostro gruppo industriale. Ogni azienda è nata da ognuno dei figli ed è autonoma sul mercato. Di regola familiare i figli non possono entrare nel gruppo industriale se prima non si sono fatti le ossa con una loro startup, il motivo fondante di questa tradizione è per testare l’effettiva vocazione imprenditoriale di ogni membro della famiglia.” Queste regole, non sono regole scritte ma vengono tramandate verbalmente, da generazione a generazione come i valori della famiglia Riello. “Per mio padre è valsa la stessa regola di mio nonno, ed ha creato così 4 aziende, stessa cosa per mia zia e infine per me – sottolinea Giordano – questo ci permette ogni volta di misurarci con la nostra famiglia e con il mercato, per capire se la nostra idea imprenditoriale può essere profittevole, e ci permette di entrare poi nella compagine aziendale con più forza ed energia perché capitalizzando l’esperienza fatta nella nostra start-up, portiamo qualcosa di più innovativo nelle aziende più consolidate e storiche del Gruppo”.

In futuro ci sarà sempre più bisogno di un ambiente aziendale che sappia coniugare la spinta innovativa del digitale con i valori fondanti della propria impresa, aprendosi anche a collaborazioni sinergiche e multidisciplinari per dare origine a nuovi modelli di sviluppo. Le nuove generazioni possono aiutare, facilitare e spingere questo cambiamento, indispensabile per continuare a crescere. La coesione familiare resta indubbiamente un elemento chiave per il successo, nelle maggiori aziende di grandi dimensioni a livello internazionale come il Gruppo Riello. Il tema della “convivenza” generazionale tra le vecchie e le nuove generazioni è fondamentale al fine di rendere il passaggio generazionale più fluido possibile, questo si crea legittimando l’imprenditore che viene dopo rispetto a quello che viene prima. Se viene assegnato un ruolo, quel ruolo deve essere garantito, non ci deve essere una commistione fra le posizioni ricoperte ma ognuno deve avere la propria identità e sentirsi libero di operare come meglio crede.” Seguendo la carta delle regole familiari e grazie al mio DNA imprenditoriale – conclude Riello – ho creato una start-up innovativa; un’azienda che progetta e produce schede elettroniche per diversi tipi di applicazioni. Ho voluto creare una “fabbrica” perché credo molto nel valore della manifattura che è quella cosa che distingue gli imprenditori dagli industriali. L’Italia è un Paese di industriali, un paese che produce oggetti e questi oggetti vengono riconosciuti per la qualità, l’affidabilità e la bellezza. Vivendo in un Paese come l’Italia dove basta alzare lo sguardo e vedere ovunque bellezze e magnificenze architettoniche, noi queste bellezze la dobbiamo trasferire in ogni singolo prodotto che immettiamo nel mercato. Con la mia impresa ho voluto alzare l’asticella, ho voluto mantenere la produzione in Italia perché crediamo nel mercato italiano e crediamo nel territorio che ci ha cresciuto e le persone che ci hanno aiutato a crescere”. Valorizzare quindi la tradizione adottando i nuovi processi è la strada che le aziende di successo devono percorrere per continuare a crescere e competere, proprio come ha fatto la Famiglia Riello.

 

Legge l’articolo originale: Piacere Magazine n.118 | Luglio-Agosto 2018 

 

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